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Aosta
Le più alte vette d’Europa circondano la Valle d’Aosta e nel cuore di questo scrigno roccioso, lussureggiante di ghiacciai, boschi e praterie, si collocano una settantina di comuni, che vedono in Aosta il loro capoluogo.
La città, intricata e affascinante commistione fra passato e presente, è situata a un’altitudine di 583 m ed è ubicata alla confluenza fra due corsi d’acqua importanti: la Dora Baltea, che ha la propria sorgente ai piedi del Monte Bianco e che attraversa l’intera regione, e il torrente Buthier, che scende dalla Valle del Gran San Bernardo.
Zona di frontiera per eccellenza, data la vicinanza alla Francia e alla Svizzera, l’economia e la cultura di Aosta sono state transfrontaliere ancora prima che il termine fosse inventato: bilingue per la coesistenza di italiano e francese, la città è cosmopolita per vocazione.

Storia

La città trae origine da un passato lontano: dopo alcuni insediamenti preistorici, le cui principali vestigia sono conservate nell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, la città vera e propria fu fondata, dai Romani, nel 25 a.C. e prese il nome di Augusta Praetoria. Ancora oggi si può riconoscere l’impianto a scacchiera del castro romano e numerosi sono i resti architettonici dell’epoca di Augusto, perfettamente conservati.
Il primo lo si incontra giungendo dalla Bassa Valle ed è il Ponte di Pietra. La sua funzione di attraversamento del Buthier si è persa intorno all’XI secolo, quando il torrente ha cambiato letto a seguito di un’alluvione. Si tratta di un monumento nazionale, circondato da un giardino e da un quartiere particolarmente suggestivo dal punto di vista architettonico.
Trovandosi sul ponte e guardando in direzione del centro cittadino, è impossibile non notare la mole massiccia e maestosa dell’Arco d’Augusto. Fu costruito per celebrare la vittoria delle armate romane sulla popolazione Salassa che, dopo la perdita del controllo sul fondo-valle, fu ridotta in schiavitù o si trasferì sulle alture. Non si trattava della porta di accesso alla città, ma di un monumento trionfale, magnifico completamento architettonico della Roma delle Alpi.
Per giungere alle porte dell’Aosta romana è necessario imboccare via Sant’Anselmo. Ci si trova dunque di fronte alla Porta Praetoria. Dai suoi tre archi, si dipartivano le mura della città, alte sei metri e mezzo, larghe due e lunghe due km e mezzo. Gran parte della cinta è tuttora visibile, anche se talora è contaminata da interventi urbanistici successivi. Ai quattro angoli della cinta e lungo il muro, a intervalli regolari, erano collocate venti torri di guardia. Al centro di ogni lato vi erano poi porte minori di entrata e uscita.
Non appena attraversata la Porta Praetoria, girando a destra, e possibile visitare i resti del teatro romano. Si trattava di un edificio destinato a ospitare i ludi scaenici. Svetta il muro della facciata, alto 22 metri e alleggerito da quattro ordini di aperture. Alle sue spalle è ancora ben visibile la cavea, destinata agli spettatori. L’edificio scenico è invece purtroppo raso alle fondazioni. Nelle immediate vicinanze del teatro, Aosta aveva anche un anfiteatro.  I resti archeologici sono oggi completamente inglobati nel complesso del convento di San Giuseppe e non sono dunque accessibili.

Patrimonio architettonico

Il salotto cittadino
In pieno centro cittadino, si è accolti da piazza Emile Chanoux, salotto della città e ampio scenario per il municipio, di costruzione ottocentesca, a completamento dell’Hôtel des Etats, sede dell’assemblea degli Stati generali, attualmente inglobato nella struttura architettonica e posto alla sua sinistra. All’interno della sede comunale, notevole il salone ducale, affrescato con le effigi di notabili valdostani.
Alle spalle del municipio, si trova piazza San Francesco, sulla quale si affaccia l’edificio della scuola elementare e media XXV Aprile. Nel suo sottosuolo, si nascondono i resti delle terme romane. Gli scavi archeologici non sono ancora terminati, quindi la struttura non è accessibile al pubblico, ma quando emerso sinora ha mostrato un impianto sofisticato di distribuzione dell’acqua calda e fredda, nonché di riscaldamento degli ambienti.
Giardini pubblici
Nel cuore della città, un giardino pubblico è a sua volta ricco di storia. Posto di fronte al Centro Saint-Bénin, lungo avenue du Conseil des Commis, fu realizzato alla fine del 1800, allo scopo di dare il benvenuto a coloro che arrivavano ad Aosta in treno. Al termine del viale si trova infatti la stazione ferroviaria. A ricordo del fatto che locomotive e vagoni poterono arrivare in Valle d’Aosta anche grazie all’intervento di Vittorio Emanuele II, al re cacciatore è dedicata una statua, posta proprio al centro del giardino.
Architettura fascista e moderna
Nel capoluogo della Regione Autonoma Valle d’Aosta, la storia si è stratificata, lasciando progressivamente le proprie tracce architettoniche. Non mancano testimonianze dell’epoca fascista che, con le sue linee futuriste, ha caratterizzato l’edificio della Posta e piazza della Repubblica, dove si eleva una colonna sovrastata dalla lupa romana.
Esempio di architettura moderna è invece il Palazzo regionale, sede della Giunta, del Consiglio e dei maggiori uffici amministrativi. Sulla sua facciata e nei suoi giardini sono state poste realizzazioni artistiche a memoria dei principali artefici della storia e dell’autonomia valdostana. Ricordiamo lo storico Jean-Baptiste de Tillier e il notaio Emile Chanoux, teorico del diritto dei popoli all’autodeterminazione.
Esempio di rispettosa convivenza architettonica di varie epoche è invece la sede della Biblioteca regionale, al termine di via Aubert. Su antiche mura romane era stato costruito, alla fine del XVII secolo, un ospizio di Carità che, dopo un accurato restauro, a metà degli anni Novanta, è divenuto uno fra i centri culturali più importanti della Valle d’Aosta, dove sono conservate collezioni librarie ed un’emeroteca di tutto rispetto.
Un’altra biblioteca storica importante, per la Valle d’Aosta, è collocata all’interno del Seminario maggiore, lungo via Xavier de Maistre. L’edificio, dal quale si gode una splendida vista sulla Cattedrale, è posto accanto a una statua dedicata all’ecclesiastico di maggior nome che la Valle d’Aosta abbia avuto: sant’Anselmo, nato nei pressi di Aosta e divenuto vescovo di Canterbury.

Religiosità

Chiese e campanili
Si chiama piazza Giovanni XXIII, ma è soprattutto nota come piazza della Cattedrale. Al di sotto del giardino che affianca l’imponente complesso ecclesiastico, è possibile visitare i resti del criptoportico che circondava lo scomparso Foro romano, edificio destinato agli incontri. Il criptoportico è costituito da un camminamento coperto da una volta in pietra, sorretta da archi.
Le pietre romane del criptoportico si confondono con le fondamenta della Cattedrale. All’inizio del V secolo, quando Aosta divenne sede vescovile, fu eretto l’edificio primitivo poi restaurato, alla fine del VI secolo, dal re franco Gontranno. L’edificio che è pervenuto a noi, risale all’inizio dell’anno Mille, ma gli interventi di completamento sono stati numerosi e sono continuati sino al 1860. Trovandosi di fronte alle tre porte della Cattedrale, si è subito colpiti dalla ricchezza della facciata, decorata di figure in terracotta e affreschi. E’ risalente all’inizio del XVI secolo. La Cattedrale ha due campanili. Entrambi sorsero nell’XI secolo, ma solo la parte inferiore della torre campanaria destra si è conservata; la parte superiore è del XV secolo. Il campanile di sinistra fu quasi completamente ricostruito nel XVII secolo. All’interno della chiesa di particolare rilievo artistico sono gli stalli in legno di noce, risalenti alla fine del XV secolo. Sono stati scolpiti con figure di Apostoli e Profeti o ispirate all’Antico Testamento. Normalmente non esposti al pubblico, ma conservati in Cattedrale, sono un dittico eburneo dell’Imperatore Onorio e la cassa reliquiario del corpo di San Grato (patrono di Aosta).
Altro importantissimo edificio di culto di Aosta è la Chiesa di Sant’Orso, nota soprattutto per lo splendido chiostro, la collegiata e il campanile, veri e propri capolavori d’arte romanica. Il complesso edilizio sacro è dedicato al santo più popolare della Valle d’Aosta e, all’interno della chiesa, è conservata la cassa reliquiario di Sant’Orso, esposta annualmente in occasione delle Fiera omonima. La vita del santo è ripercorsa artisticamente sugli stupefacenti capitelli in pietra scolpita del chiostro, tutti differenti gli uni dagli altri e risalenti al XII secolo.
La fede cattolica, ad Aosta, si mescola però con ricordi della riforma protestante. A poca distanza l’una dall’altra sono infatti poste la Cappella di San Grato e la chiesa valdese, di fronte alla quale fu eretta una croce per ricordare la cacciata del Calvinisti, nel 1536.

Cultura

Tante sedi espositive
Nell’area del teatro romano, si trova la Tour Fromage, modificata nel corso del Medioevo e oggi trasformata in sede espositiva. Dedicate alla presentazione di mostre, sono anche altre struttura architettoniche di pregio: il Palazzo Roncas (nella piazza omonima, costruito all’inizio del XVII secolo), ospita esposizioni monografiche e il Museo Archeologico regionale.
Il Centro Saint-Bénin  era invece sede del collegio di studi cittadino a partire dal 1527 e, nell’antica chiesa, ospita esposizioni antologiche o monografiche.
Lungo il medesimo asse viario, si trova la Tour du Lépreux, che prende il nome dal suo più sfortunato abitante, le cui vicende umane furono descritte, in un romanzo, da Xavier de Maistre.
Di fronte al priorato di Sant’Orso, si trova invece la Chiesa sconsacrata di San Lorenzo, di origine medievale, di fronte alla quale tende i propri rami un tiglio secolare di imponenti dimensioni.
La Fiera di Sant’Orso e le altre
Inevitabile un cenno sulla Fiera di Sant’Orso, manifestazione millenaria che, ogni anno, si svolge il 30 e il 31 gennaio. Nata come fiera agricola, si è progressivamente evoluta e presenta oggi, in un’atmosfera suggestiva, un panorama completo della miglior produzione artistica e artigianale valdostana.
Non si tratta però della sola manifestazione di rilievo ospitata dal capoluogo regionale. Allo scopo di offrire ai visitatori una panoramica completa delle manifestazioni tradizionali valdostane, due appuntamenti sono immancabili: la rassegna dei carnevali di montagna (che presenta, in un solo momento, tutti i gruppi dei numerosi carnevali storici della regione) e la Désarpa (ovvero la festa in occasione della discesa a valle delle bovine dopo il periodo di monticazione estiva nei pascoli d’alpeggio, quelli che garantiscono alla fontina il proprio sapore e il profumo caratteristici).
Canto e folklore
Il desiderio di conservare le tradizioni del passato si riconosce anche nella presenza di numerosi gruppi corali e folkloristici, che si esibiscono nelle più diverse circostanze e che coniugano la riproposta del patrimonio storico alle ispirazioni moderne.

Gastronomia

Per i patiti dello shopping e della gastronomia non vi è che l’imbarazzo della scelta: l’intera città è disseminata di negozi che propongono tutto quanto si possa desiderare. Altrettanto numerosi sono i ristoranti, in grado di proporre piatti della cucina mediterranea e internazionale, ma soprattutto di offrire degustazioni della tradizione locale, ricchi di profumi e sapori inattesi.

Divertimento, sport e tempo libero

Aosta, proprio perché posta al centro di una conca circondata dalle più alte vette d’Europa, non è solo una città ricca di testimonianze storiche. La collina offre itinerari escursionisti interessanti, fra i quali citiamo la via Francigena, anticamente percorsa dai pellegrini per recarsi a Roma da tutta Europa e ripristinata in occasione del Giubileo.
Inoltre la zona a sud, denominata località Tzambarlet, è disseminata di impianti sportivi per la pratica delle più diverse discipline: atletica, bocce, nuoto, sport del ghiaccio, rugby e tante altre.

 

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