| Fénis |
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Si dice Fénis e si pensa immediatamente al castello medievale. Inevitabile, ma Fénis è più di questo. Posto sulla destra orografica della Dora Baltea, facilmente raggiungibile dall’apposita uscita autostradale, dispone di un paesaggio vegetale definito da tre grandi ambiti: la piana, il versante dell'envers (ovvero esposizione verso nord), con la conca di Combasse e il promontorio di Saint-Julien, e i valloni di Clavalité e Ponton. La scarsa idoneità dell'ambiente a ospitare colture cerealicole e vigneti ha limitato le possibilità di sopravvivenza umana al di sopra della piana e ha quindi impedito lo sviluppo di grandi insediamenti sui versanti e in Clavalité. Gli ampi spazi non intensamente utilizzati dall'uomo sono stati lasciati allo sviluppo della foresta che sul territorio si estende, con poche interruzioni, dalla base del versante della valle centrale fino a circa 2000 m di quota su una superficie di 2236 ettari. L'uomo ha utilizzato quindi il territorio in funzione delle opportunità di sopravvivenza che poteva offrirgli: coltivando ogni appezzamento disponibile sulla piana, utilizzando le risorse del bosco e ricavando piccole radure prative sui pochi ripiani del grande versante, valorizzando le possibilità date dalla piana di Clavalité e dalle conche d'alta quota per sviluppare l'allevamento. Le ricchezze architettoniche del paese non si limitano al castello. StoriaLa storia di Fénis è strettamente legata a quella dei signori feudali (la famiglia di Challant) che hanno costruito progressivamente la fortezza. Per ripercorrere le loro vicende, rinviamo alla sezione del sito dedicata al castello di Fénis.Patrimonio architettonico Ed eccoci, allora, all'estrema appendice sud-occidentale di una ridente sequenza di prati, il castello di Fénis, che occupa quella che non sembrerebbe essere la collocazione ideale per una fortezza. Edificio già esistente nel XIII secolo, appare oggi nella forma datagli da Aimone di Challant e poi da suo figlio Bonifacio. Gli interventi di restauro effettuati fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo non ne hanno alterato l’architettura medievale. L’aspetto imponente e suggestivo, le torri svettanti, le merlature severe sono completate, all’interno, da bellissimi affreschi, opera del mestro torinese itinerante Jacquerio. ParrocchiaLa chiesa parrocchiale, infatti, dedicata a S. Maurizio martire d'Agaune, esisteva già prima del IX secolo. Purtroppo, non essendo mai stati effettuati scavi archeologici, ubicazione, orientamento, tipologia, dimensioni dell'edificio originario restano del tutto sconosciuti. Gli unici dati sicuri sono il fatto che nel 1414 si era appena ricostruita la tribuna absidale che doveva però ancora essere coperta e il fatto che il campanile era antico.Una scoperta ha arricchito le informazioni sul patrimonio scultoreo della parrocchia quando, nel 1991, nel sottotetto della chiesa è stato trovato, inchiodato al monaco di una capriata, un grande crocifisso ligneo, che si è rivelato numero fin qui sconosciuto di una serie già nota e di estremo interesse nell'ambito della storia dell'arte locale. Appartiene infatti alla serie iconografica della quale fanno parte il Saint Voult dell'Arco d'Augusto, il Crocifisso di Challant-Saint-Victor, quelli delle Carceri di Aosta, della parrocchiale di Valpelline e il Crocifisso appeso nella Cappella del Castello di Fénis. CulturaCitiamo, innanzitutto, l’attività del Coro Saint Roch, nato per unire tutti quei bambini e ragazzi accomunati dalla passione per il canto e dalla voglia di divertirsi insieme. Il nome del Coro deriva dalla omonima cappella di San Rocco dita nella frazione di Miséregne. Dal 2005, l’organico è stato integrato con nuovi elementi, trasformando così il gruppo da coro di voci bianche a coro di voci miste. Il repertorio spazia dai canti popolari a quelli sacri fino a elaborazioni di brani di musica leggera.Ogni anno, a Fénis, per l’organizzazione dell’Assessorato regionale all’Istruzione e Cultura, si svolge l’Assemblea regionale di canto corale, manifestazione nel corso della quale si esibiscono tutti i gruppi vocali e folkloristici della Valle. GastronomiaLa gastronomia locale non si discosta da quella dell’intera Valle d’Aosta. Però, abbondando gli albero da frutto, e i ciliegi in particolare, vale la pena di ricordare che questo frutto prelibato potrebbe essere ancor più valorizzato di quanto non lo sia. Link:
http://www.regione.vda.it/turismo/newvisualizza_i.asp?pk=386&ts=localita&locgenerale=si&stg=
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