| Charvensod |
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La quiete e la tranquillità sono le note caratterizzanti di Charvensod e, forse proprio per questa ragione, la religiosità trova qui espressioni di grande respiro. Il territorio occupa una superficie di 25,95 Kmq. L'altitudine è di 766 m. Il punto più basso si trova a 556 m, alla confluenza del torrente di Comboé con la Dora Baltea; il più alto, a 3559 m, è la vetta del Monte Emilius. Questi dislivelli comportano, necessariamente, anche una diversità di sfruttamento economico. La pianura alluvionale è favorevole allo sfruttamento agricolo e sono infatti presenti l’allevamento bovino e la coltura dei prati, ma non mancano orti, alberi da frutto e vigneti. Si tratta della zona maggiormente popolata e caratterizzata anche da insediamenti commerciali e artigianali. Più in alto, sul ripiano morenico, è collocato il Capoluogo e sono presenti non solo l’allevamento del bestiame e i campi coltivati, ma anche la vegetazione spontanea di castagni, un tempo sfruttati intensamente, frassini, betulle, querce, noccioli e pini silvestri. Un’ulteriore saluta e si arriva agli alpeggi e alle zone nelle quali l’uomo lascia il posto alla natura e alla fauna, essendo un ospite e un visitatore delle vette. StoriaIl territorio comunale ha visto insediamenti abitativi sin dall’epoca Salassa. I Salassi erano la popolazione autoctona, di probabile origine celtica, che fu sconfitta e ridotta in schiavitù dalle legioni romane ai tempi della conquista delle Gallie. I territori circostanti la piana di Aosta furono distribuiti (suddivisi in centurie, ovvero in loti equivalenti a 504.668 mq) agli anziani pretoriani. Nacque così il Fundus Calventianis, che diede il nome a Charvensod. All’epoca dell’insediamento romano risale anche la prima costruzione (le tracce della quale sono state cancellate dalle inondazioni) del Pont Suaz, il ponte sulla Dora Baltea che collega Aosta a Charvensod. Fu costruito nella zona di Clérod e prese il nome di Ponte Suavis (che significa ponte facile da attraversare perché piatto). Questo ponte era utilizzato per il trasporto del marmo bardiglio di Aymavilles, (con il quale furono rivestiti una parte degli edifici pubblici di Augusta Pretoria Salassorum) e per quello della puddinga (roccia sedimentaria detritica) proveniente dalle sponde della Dora a Chevrot e più precisamente dalla località Bonella. Il ponte crollò parzialmente e fu mantenuto fino al XII secolo, per essere successivamente ricostruito in legno, più a valle dell’attuale sistemazione.Patrimonio architettonicoImpossibile non citare l’eremo San Grato, il più celebre della Valle d’Aosta. Questa bianca cappella è situata ai margini della foresta, a 1773 metri sopra l’abitato di Peroulaz. La tradizione ricorda che San Grato, vescovo di Aosta, nella seconda metà del V secolo, amava ritirarsi in quest’angolo di montagna per meditare e pregare in solitudine. Ancor oggi è meta di una processione in onore del Santo, la cui festa è celebrata il 7 settembre. Nella notte del 6 settembre, inoltre, si svolge "la route dei giovani", dalla chiesa di Pila fino all’eremo.Parrocchia Questo ambiente naturale e per larga parte incontaminato, nei secoli ha portato allo sviluppo di un’intensa religiosità, che si traduce anche in edifici di culto notevoli. La parrocchia di Charvensod è citata, per la prima volta, in un documento del 2 giugno. Nel 1308, nell’atto di erezione della parrocchia in vicariato perpetuo, il vescovo la definisce "locus et ecclesia sanctae Columbae" (essendo Santa Colomba la patrona). Se oggi il nome della martire Colomba non è fra i più noti, nell'alto Medioevo il suo culto, promosso dai re merovingi, fu molto diffuso in tutto l'Occidente cristiano. L’attuale chiesa parrocchiale risale al 1622. E’ stata poi sopraelevata e ampliata nel 1830. I luoghi di culto sono assai numerosi. Innanzitutto le cappelle di villaggio, tutte ricche di storia e di fascino. Se ne contano sette e, fra esse, la più nota è sicuramente la Cappella di Santa Colomba che, situata ai limiti del bosco, costruita nel 1620. Un tempo esisteva al di sotto della chiesetta una sorgente d’acqua, richiamo per i pellegrini che ne volevano sperimentare le proprietà terapeutiche. CulturaI giovani di Charvensod sono particolarmente attivi nel mantenimento delle tradizioni locali. Fra queste, spicca un gruppo folkloristico, battezzato “La Giae Famille”. “Vivere oggi, quel po’ di ieri, al servizio del domani” è il suo motto.Il gruppo, attraverso balli e canti popolari, racconta la dura e intensa vita rurale, arricchendola con l’umorismo e la filosofia contadina tanto difficili da ritrovare ai giorni nostri.GastronomiaZona storicamente agricola, Charvensod offre una gastronomia ricca dei sapori della tradizione. Formaggi, patate e carne la fanno da padroni, coniugandosi mirabilmente con tanti altri ingredienti, nella creazione di piatti gustosi e nutrienti,Divertimento, sport e tempo libero Il territorio di Charvensod offre agli appassionati di media e alta montagna alcuni meravigliosi itinerari, di varia difficoltà. Gran parte dei percorsi sono alla portata anche degli escursionisti alle prime armi, mentre quelli più impegnativi richiedono esperienza di montagna. |
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